Milano 1946

Marco Pasotto racconta le sue 300 partite
e lancia la sfida al Poviglio

L'esterno sempre più in alto tra i fedelissimi rossoblù: "Se la storia del Milano è fatta anche di risalite, penso di aver contribuito anch'io.  Adesso aggancio il presidente, poi metto nel mirino mio padre: sarebbe bello arrivare a 500... Questo Milano può andare fino in fondo, anche se il Poviglio è la squadra che ha i numeri migliori. Ma domani può succedere di tutto. Ho ringraziato Fraschetti per averci portato fino ai playoff scudetto, Bianchi invece sta lavorando molto sul nostro approccio mentale, vuole che pensiamo in grande. Il mio futuro nel baseball? Mi vedo più dirigente che tecnico. Il mio sogno: le luci al Kennedy". Domani lo scontro al vertice del girone A con gli emiliani devastanti in battuta


Marco Pasotto, 28 anni e 300 presenze nel Milano, con cui ha conquistato due promozioni in serie A

“Trecento partite? Sono tantissime… Ho fatto il conto che, se tengo questo ritmo, posso superare mio padre…”. Marco Pasotto può ritagliarsi un piccolo momento di gloria, almeno nel nostro ambito: 300 partite nel Milano in effetti non sono poche, se pensiamo che solo altri 18 giocatori prima di lui ci sono riusciti nei primi 80 anni di vita della società. E che l’ultimo a tagliare questo traguardo è stato Simone Bacio quasi trent’anni fa. Insomma, un piccolo momento di gloria che coincide con un momento importante della carriera, responsabilizzato da Roberto Bianchi anche come leadoff di una squadra che sta veleggiando nelle zone alte del campionato di A2, come non avveniva da parecchio tempo.

Un traguardo che mette Marco Pasotto al passo di tanti grandi del passato che hanno scritto la storia del Milano: dall’attuale presidente Alessandro Selmi che adesso lo precede di sole 8 partite, a Luigi Re, a Simone Pinazzi, su su fino a suo padre Raoul, a Piero Allara e a Ivan Guerci. “Sarebbe bellissimo toccare quota 500, ma bisogna fare un gradino alla volta e il primo target è il mio presidente: ancora 8 partite, raggiungo Selmi e poi mi ritiro…”, ride Pasotto confrontandosi con i nomi che gli stanno davanti. “Scherzi a parte – riprende – posso permettermi di puntare subito a Selmi e più in là a mio padre, magari passando per Marco Fraschetti che sta idealmente in mezzo a loro due. Insomma, cerco di rapportarmi ai modelli che ho visto più da vicino, quelli con cui sono più in confidenza”.

Ma affiancandoti a questi grandi nomi ti senti un po’ nella storia del Milano?

“Bella domanda… Penso che per entrare proprio nella storia ci vogliano almeno un centinaio di presenze in più, anche se a livello numerico posso dire di essere in questa squadra da più di dieci anni. Poi per parlare di storia bisogna parlare di imprese, ma è vero anche che la grande storia del Milano ha avuto pure i suoi momenti bui, e anche quelli fanno parte della storia. E quindi anche le ripartenze dai momenti difficili entrano nella storia e io credo di aver aiutato il Milano a risalire quanto meno dalla serie B”.

Tra l’altro arrivando fino alla serie A e adesso in una A2 giocata ad alti livelli…

“Una stagione che può essere un coronamento di quanto abbiamo fatti in queste stagioni, anche se già l’anno scorso con la conquista dei playoff avevamo fatto qualcosa di notevole. Certo, quest’anno ci stiamo giocando un grande traguardo”.

Ma a inizio stagione ti saresti aspettato di essere in testa al campionato praticamente dopo un terzo di campionato?

“Potevo immaginarmi che avremmo avuto una buona partenza, ma sinceramente non così. Anche se il momento più difficile per noi arriva adesso, anche se abbiamo già affrontato squadre come l’Avigliana, l’Athletics Bologna e il Senago che sono subito dietro di noi. Domani arriva il Poviglio, ci sarà questo scontro al vertice, non sarà un weekend facile, ma a questo punto può succedere di tutto. Diciamo che finora forse siamo andati anche oltre le aspettative, ma il nostro obbiettivo era quello di vincere con le formazioni di medio-bassa classifica e giocarcela con quelle di medio-alta. Potevamo fare qualcosa di meglio con Avigliana e Senago, ma è anche vero che non si possono vincere tutte le partite”.

Questa stagione la vedi in continuità con il buon piazzamento dell’anno scorso o come un cambio di passo?

“C’è stato indubbiamente un cambio di passo, a partire ovviamente dal cambio di allenatore. Un cambio che ormai, dopo tanti anni, era diventato quasi necessario: l’ho detto anche a Fraschetti, quando l’ho ringraziato per tutto quello che ha fatto per noi in questi anni, per averci fatto crescere e per averci portato dalla serie B agli ottavi dei playoff scudetto. Ma adesso c’è Bianchi che come tecnico mi piace tanto, soprattutto perché sta lavorando su due cose importanti: sta ricreando un gruppo che ultimamente era un po’ mancato e ci sta spingendo ad atteggiarci da squadra di alto livello, ragionando in quei termini. E poi sta mettendo molta attenzione negli allenamenti, anche a livello individuale. Insomma un cambiamento di mentalità che sta dando i suoi frutti. Insomma, è come nelle aziende: un cambio al vertice impatta sempre. E Roberto ci sta aiutando a cambiare attitudine, ponendosi con molta umiltà, nonostante quello che si porta dietro come leggenda del baseball italiano. Soprattutto ci sta dando molti consigli sulla battuta”.

Ma la squadra ha avuto un bel cambiamento anche nella rosa…

“Indubbiamente. La squadra è cambiata decisamente in meglio, grazie all’arrivo di giocatori che ho sempre sperato di avere con me, come Ion Doba, come Daniel Perez e come lo stesso Darwin Gonzalez. E poi un altro innesto azzeccatissimo è stato quello di Renato Espejo, un giocatore che ovviamente nessuno di noi conosceva. Però sono arrivati giocatori abituati a giocare ad alto livello, e questo vuol dire molto. Un po’ come quando venne da noi Matthias Zotti, uno che aveva vissuto contesti di baseball di alto livello e te li trasmetteva ogni giorno. Allenandoti con questi giocatori assimili tutto per osmosi e cresci insieme a loro”.

Domani ci sarà lo scontro diretto con il Poviglio, appaiato a voi in classifica. Ma delle inseguitrici chi è quella che temi di più?

“Per poter rispondere vorrei prima vederle tutte. Il Modena ad esempio non lo conosco… Per ora i numeri dicono che la nostra grande rivale sarà il Poviglio, ma sinceramente per ora non c’è nessuno che mi spaventa. Cerchiamo di fare il nostro percorso e poi tireremo le somme”.

Il tuo obbiettivo personale di questa stagione?

“Vorrei arrivare ai playoff e poi giocarli da protagonista. Giocarsi la serie A1 fino in fondo sarebbe bello, anche se a lungo termine il mio sogno sarebbe quello di rivedere il Kennedy illuminato”.

E invece come vedi il tuo futuro personale fuori dal campo?

“Più da dirigente che da tecnico. Mi piacerebbe un ruolo da direttore sportivo o da direttore tecnico”.

Insomma, sei pronto a fare le scarpe a tuo padre…

“Sì, servono i giovani, basta con i vecchi brontoloni…”.

Tempo fa ci avevi detto che il tuo sogno sarebbe stato quello di veder giocare un giorno quattro Pasotto contemporaneamente nel Milano. Adesso questo sogno è più realizzabile?

“Sì, perché Mattia e Samuele sono cresciuti tanto, non sono più ragazzini. Mattia ha fatto passi da gigante, anche fisicamente: l’abbiamo visto domenica a Senago. E Samuele sta facendo una stagione bellissima: a livello difensivo potrebbe essere il miglior interbase del campionato. E se salissimo in A1, magari riusciremmo ad intercettare di nuovo Andrea. Il problema non è lui, siamo noi tre che dobbiamo lavorare per diventare come Andrea”.

Un’ultima cosa: quest’anno il Milano festeggia gli 80 anni. Passando sotto i poster dei grandi che abbiamo appeso al Kennedy che cosa pensi?

“Penso alla grande storia che abbiamo alle spalle, ma penso anche che sarebbe ora che la Milano internazionale si accorgesse anche dei nostri sport e facesse qualcosa per valorizzarli. Per riportarli a una dimensione cittadina, per far sì che un giorno la gente possa dire: cosa facciamo questa sera? Andiamo al Kennedy a vedere il baseball…”.

 

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Domani al Kennedy (ore 11 e ore 15) il Milano affronta il Poviglio, l’altra capolista del girone A. Uno scontro al vertice che vede gli emiliani in vantaggio per media battuta (337 a 321) e fuoricampo (12 a 9), mentre i rossoblù primeggiano in media pgl (3.22 contro 3.75) e media difesa (973 a 959, 15 errori contro 23). A livello individuale gli emiliani più temibili nel box sono Gastaldi (419), Torelli (417) e Castillo (384) a cui il Milano risponde con Daniel Perez (442), Espejo (382), Darwin Gonzalez (381), ma anche il rientrante Ambrosioni (357), Marco Pasotto (321) e Torrellas (302). Sul monte il Poviglio punta sul cubano Gongora (1.60 di pgl) e su Dallatana (3.73), mentre nel Milano sta rendendo molto la coppia Doba (1.63) – Anthony Gonzalez (3.27).

I precedenti tra le due squadre sono 20 con 11 vittorie milanesi e 9 emiliane; 5 a 3 il bilancio al Kennedy.

06/06/2026
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