Il Milano si arrende, ma deve ripartire da qui
Rovigo vince anche gara 3 in cui i rossoblù resistono solo fino a metà gara. Si chiude una stagione lunghissima in cui i ragazzi di Bianchi hanno dato tutto. Doba resiste solo due inning, ma deve arrendersi a un problema alla spalla, uno spettacolare triplo gioco (Bancora-Espejo-Calasso) tiene il Milano in partita, poi cede anche Tony Gonzalez e cala il sipario. Rovigo va in A1 ma anche il Milano esce tra gli applausi del Kennedy per una stagione spettacolare
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Game over. Questa volta è proprio finita. Il Rovigo passa al Kennedy anche in gara 3 e conquista la promozione in serie A1. Il Milano alza bandiera bianca, resiste fino a metà partita, fa anche vedere cose pregevoli, come il triplo gioco difensivo del 3° inning firmato Bancora-Espejo-Calasso, risale la corrente al 4’ con un doppio di Calasso, una valida di Darwin Gonzalez, un lancio pazzo e una battuta in diamante di Torrellas, ma poi scopre di non avere più benzina e il Rovigo a poco a poco prende il largo. Finisce 15-5, risultato impietoso per la squadra di Bianchi, anche perché il divario tra queste due squadre non è certo di queste proporzioni, ma questa volta non ci sono alibi, non ci sono scuse da accampare.
La grande occasione se n’era già andata a Rovigo: tornare dal Veneto sull’1-1, come il Milano forse avrebbe meritato, poteva cambiare di molto le prospettive. Però va anche detto che oggi i rossoblù hanno pagato il conto a una stagione che li ha spremuti oltre ogni forza: alla fine è venuto a mancare anche Ion Doba, pitcher dominante per gran parte del campionato, ma arrivato alla fine con un guaio alla spalla. Il grossetano aveva già capito di non farcela ieri nell’ultimo allenamento, ma poi ha voluto provarci lo stesso, generosamente. Il suo tentativo però è durato poco e dopo due inning ha alzato bandiera bianca. Così è toccato a Tony Gonzalez, ancora una volta, il compito di prendersi in spalla il Milano, ma questa volta l’italo-venezuelano, dopo essere stato salvato dal provvidenziale triplo gioco di cui abbiamo già parlato, poco ha potuto fare di fronte allo scatenato attacco veneto. E così il 5° inning è quello in cui il Rovigo mette a segno il break decisivo: valida di Salvatore, un colpito, una base ball, un errore difensivo, un singolo di Prizzon, un doppio di Pieterz ed è il 9-3 che cala il sipario sul Kennedy e sulle speranze milanesi.
Il Rovigo giustifica a pieno la sua vittoria con ben 16 valide contro le 9 dei milanesi (Calasso a 2 su 4, Darwin Gonzalez e Torrellas 2 su 5) e i ragazzi di Bianchi non hanno più nulla da mettere sul campo, anche perché questa volta, contrariamente a quanto visto all’andata, è stato il monte a non offrire più garanzie. Ma più in generale, in questo playoff, è emersa una certa stanchezza dovuta a una stagione vissuta sempre a mille (ricordiamo le sole 6 sconfitte su 44 partite di regular season) con un organico ridotto ai minimi termini, soprattutto sul monte di lancio. Resta l’amarezza di un grande campionato finito con un crollo verticale, ma – come diceva oggi in tribuna l’ex allenatore rossoblù Renny Duarte – le finali si vincono e si perdono, ma bisogna avere la capacità di giocarle. E i ragazzi di Bianchi hanno dimostrato di essere arrivati fin qui a pieno titolo. “Non uscite dal campo a testa alta, ma altissima – è stato il messaggio del manager ai suoi ragazzi, abbattuti per il risultato – e dovete avere la capacità di ripartire da qui per costruire il futuro. Di certo questa resta una super stagione”.
E infatti il pubblico di un Kennedy finalmente frequentato (anche da una vivace rappresentanza veneta) ha tributato a Bancora e compagni, a fine partita, un lungo applauso per quanto fatto in questo 2026. Un lungo applauso che suona come un grazie a questi ragazzi che sono arrivati vicino al grande sogno, ma che potrebbero averlo solo rimandato.
Bianchi dopo la partita ha radunato i suoi per ringraziarli personalmente, uno ad uno. E noi non possiamo che associarci ricordando la grande stagione di Ion Doba, tornato partente e completamente rilanciato, di Yamichel Perez, tormentato da qualche guaio fisico di troppo, ma capace di stringere i denti nei momenti decisivi, di Anthony Gonzalez, che oltre a fare il rilievo si è fatto carico di rimpiazzare sia Doba sia Perez quando sono mancati e lo ha fatto sempre con grande generosità, così come va sottolineata la crescita di Alessandro Persico, diventato rilievo affidabile. Ma soprattutto va celebrata la stagione straordinaria di un lineup che ha risolto tante partite a suon di valide, trascinato da uno splendido Daniel Perez, autore di bel 11 fuoricampo (giocando su un campo lungo come il Kennedy…), dalla consistenza di Darwin Gonzalez, dalla rivelazione Espejo (41 punti battuti a casa), dalla consacrazione di Samuele Pasotto, confermata dai grandi progressi fatti sia nel box sia in difesa dove si è dimostrato interbase più che affidabile, ma anche dalla maturtità di Calasso e Marco Pasotto e dal contributo regolare di Torrellas, Fraschetti, Ambrosioni e capitan Bancora. Senza dimenticare il vecchio Morillo (chiamato sul monte nei momenti di emergenza) e alcuni giovani come Broggi (catcher titolare in molte partite) e Gambera (autore anche di un homer) a cui il manager rossoblù ha saputo dare fiducia di volta in volta. Come dice Bianchi, non resta che ripartire da qui.







