I primi 90 anni di Guido Redaelli
il giocatore più "antico" del Milano
Da bat boy nei primi campionati a terza base degli Invincibili, soffia su 90 candeline Guido Redaelli, il decano rossoblù per anzianità di militanza: ha debuttato infatti nel Milano nella prima giornata del campionato 1952 a 16 anni non ancora compiuti. E' il terzo giocatore più utilizzato in terza base nella nostra storia, dopo Borroni e Peonia, ha vinto 4 scudetti ed è stato azzurro agli Europei del '62. Ha giocato 180 partite in rossoblù tra il '52 e il '65, poi si è reso utile come coach, fotografo e grafico. E un paio d'anni fa lanciò la prima palla del campionato
Giornata speciale oggi per noi del vecchio Milano, perché possiamo festeggiare un compleanno molto speciale, quello di Guido Redaelli che taglia il grande traguardo dei 90 anni. E Guido, se non è il più anziano dei giocatori rossoblù (preceduto di due mesi da Giancarlo Folli, i cui 90 anni abbiamo festeggiato in aprile), è sicuramente il più “antico”, in quanto ha debuttato nel Milano un anno prima di Giancarlo, il 27 maggio 1952, poco prima di compiere 16 anni, in Milano-Bologna 10-20, in una partita giocata sul campo di Vedano, al Parco di Monza, perché in città si faticava a trovare un terreno su cui esibirsi. Alfio D’Aprile, il manager e futuro arbitro appena arrivato da Roma, lo manda in campo all’ultimo inning al posto dell’esterno centro Cantani, ma due giornate dopo gioca già una partita da titolare come interbase al posto di Leo Costa, e da lì comincia una carriera che lo porterà a vestire 180 volte la maglia rossoblù tra il ’52 e il ’65 (con una parentesi di due anni all’Inter, quando il Milano scende in B nel ’56-57) e soprattutto a vincere 4 scudetti.
Ma il legame tra Guido Redaelli e il Milano è ancora più antico, perché “Guidino”, come lo chiamavano allora, è stato il primo bat boy della nostra squadra, il raccattamazze insomma, fin dai primi campionati giocati al Giuriati o al Forza e Coraggio. Poi fece parte della prima squadra giovanile del Milano che sfidò l’Ambrosiana al campo del Leone XIII nei primi anni Cinquanta e quindi si può dire che sia il primo vero “prodotto del vivaio” ad approdare in prima squadra, visto che chi l’aveva preceduto iniziò a giocare direttamente da adulto. Gli adulti che, prima di partire per una trasferta, facevano la colletta per pagargli il viaggio.
Redaelli, dopo qualche tentativo da catcher, ruolo in cui l’aveva impostato Van Zandt, è diventato il terza base di grande affidamento del primo Milano vincente, quello del primo scudetto nel ’58, ma soprattutto quello degli Invincibili che dominò i campionati del ’61 e del ’62 senza perdere una partita. Buon battitore, ma soprattutto grande difensore dell’angolo caldo (è il terzo nel ruolo per partite da titolare in rossoblù dopo Borroni e Peonia), curiosamente non ha mai battuto un fuoricampo nel Milano, mentre l’ha realizzato nella partita del suo debutto in azzurro, agli Europei di Amsterdam del ’62, contro il Belgio.
Dopo il suo ritiro, ormai soppiantato nel ruolo prima da Carestiato e poi da Bianconi, Redaelli è rimasto ancora nel Milano come coach di Gigi Cameroni fino ai primi anni Settanta. Per poi rendersi utile alla nostra causa soprattutto come fotografo e qualche anno più tardi da grafico, quando curò l’impaginazione del libro sui Cinquant’anni del Milano nel 1996 e si occupò di ideare qualche marchio, tra cui quello dello United (la U con lo stemma di Milano nel centro) nel 2009.
Negli ultimi anni ha continuato ad usare la mazza, ma si trattava di quella da golf, sport che gli ha consentito di arrivare brillantemente fino alla soglia del novantesimo compleanno. E un paio d’anni fa abbiamo avuto l’onore di vederlo ancora al Kennedy a lanciare la prima palla del campionato, incarico a cui volle prepararsi con un adeguato riscaldamento insieme a capitan Bancora. Perché il bat boy di ottant’anni fa voleva far vedere di non aver dimenticato la tecnica. Auguroni “Guidino” e altri novanta di questi swing.







