Milano 1946

Cent'anni fa nasceva Gianni Ghitti
il presidente che portò l'Europhon al Milano

Massimo dirigente rossoblù per 16 anni, il secondo più longevo della nostra storia dopo Lepetit, è l'uomo che, assieme a Zanella, ha convinto Andrea Zenesini ad abbinare il marchio della sua azienda al Milano. Scoprì il baseball grazie all'alluvione del Polesine, portò la squadra nel Cus e negli anni Settanta la salvò nei momenti critici. Van Zandt e Glorioso i suoi grandi colpi


Gianni Ghitti, presidente del Milano per 16 stagioni tra il 1955 e il 1975. Nato il 25 ottobre 1925, è morto nel '78 a soli 52 anni

Chi oggi entra tutti i giorni al Kennedy per giocare a baseball, o a softball, non sa certamente che lo deve anche a un signore nato esattamente 100 anni fa, il 25 novembre del 1925. Questo signore, anzi dottore dovremmo dire, visto che si trattava di un medico, è Gianni Ghitti, appassionato presidente del Milano per 16 anni, dagli anni dei grandi trionfi tricolori ed europei a quelli della prima grande crisi con l’autoretrocessione del 1976, quando passò la mano ad Alberto Koelliker. Ghitti era entrato in contatto con il mondo del baseball in un’occasione molto particolare: ancora studente universitario di Medicina, si trovò ad occuparsi di organizzare le squadre di studenti volontari che portavano soccorso alle popolazioni del Polesine, alluvionate dall’esondazione del Po nel novembre del ’51. Tra questi studenti conobbe infatti in particolare Franco Milesi e Doriano Donnabella, che lo contagiarono con quella che sarebbe diventata la passione della sua vita, dando vita anche a una lunga amicizia.

Ghitti, tra l’altro, era anche uno degli esponenti di punta del Cus, il Centro sportivo universitario, guidato a quei tempi da Giulio Signori, futuro giornalista sportivo e grande firma del Giorno, fatto che favorì il futuro presidente rossoblù ad inserire anche il baseball tra le sezioni dell’ente polisportivo. Così, già dal 1952 il Milano diventa Cus Milano, ricevendo un minimo contributo per l’attività e soprattutto il supporto organizzativo dell’ente di promozione.

La passione per il baseball coinvolge sempre più Ghitti che dapprima entra nel consiglio direttivo della società, ma nel 1955, a soli 30 anni, sarà già alla guida del club, sostituendo Arturo Cameroni alla presidenza, pronto a guidare il Milano verso i suoi anni più prestigiosi. Anche se, alla prima stagione, dovrà affrontare l’amarezza della retrocessione della squadra in serie B. Nel frattempo però, sempre grazie al Cus, Ghitti era riuscito a mettere a segno un colpo straordinario, portando a guidare il Milano il primo vero manager della nostra storia, ovvero l’americano Elliot Van Zandt, altra leggenda dello sport di quegli anni che sarebbe poi finito a fare il preparatore atletico del Milan.

Con Van Zandt al comando, e con il graduale arrivo di giocatori di talento da altre formazioni cittadine, Ghitti costruisce la squadra che nel 1958, unico caso da neopromossa in serie A, va a conquistare il primo degli otto scudetti milanesi. E’ il Milano di Gigi Cameroni e Bob Gandini, di Folli, Novali, Redaelli, Goldstein, dei fratelli Balzani e dei fratelli Zerbini, tutti nomi destinati a fare la storia non solo del nostro club ma in molti casi anche del baseball italiano.

Nel frattempo il dottor Ghitti era diventato il medico aziendale di una ditta che produce apparecchi radiofonici, giradischi e altro materiale elettronico, l’Europhon. Azienda in cui, curiosamente, lavorava come dirigente un altro appassionato di baseball, l’ex segretario della Libertas Inter Goliardo Zanella. Tra i due ovviamente scoccò subito la scintilla e a rimanere “folgorato” fu il patron dell’Europhon, il commendator Andrea Zenesini, cooptato ben presto dai due come sponsor del Milano.

Si apre così la grande epopea degli Invincibili, guidati da quel Giulio Glorioso che sarà il vero grande colpo della presidenza Ghitti, il più grande lanciatore italiano di ogni tempo inserito in quella che di fatto era già l’ossatura della Nazionale e che darà al Milano due scudetti senza sconfitte. A quegli anni seguirà un decennio fatto di tantissime soddisfazioni fino alle tre coppe dei Campioni e alla doppietta scudetto-coppa del 1970 che rappresenterà l’apice dell’epoca d’oro dell’Europhon.

Ghitti, dopo aver lasciato per qualche anno la presidenza ad Enrico Zenesini, figlio del patron, riassume il ruolo nei primi anni Settanta, quando deve riprendere in mano un Milano senza sponsor dopo l’addio dell’Europhon. E lo aiuta a rialzarsi, trovando prima nell’Ausonia poi nuovamente, per un solo anno, nell’Europhon gli aiuti necessari. Ma la grande crisi è dietro l’angolo e alla fine del campionato 1975, già affrontato senza abbinamento pubblicitario, Ghitti e Donnabella sono costretti alla grande rinuncia: nel ’76 non iscriveranno la squadra alla serie A1 e il Milano ripartirà dalla A2 con una squadra ringiovanita e affidata alla guida del nuovo presidente Koelliker.

Per Ghitti un’uscita di scena amara, tanto che non farà in tempo a rivedere il ritorno tra i grandi del suo Milano, visto che nel 1978, a soli 52 anni, finirà anche i suoi giorni. Ma di lui, oltre che l’enorme lavoro per fare grande il Milano e poi per salvarlo dal fallimento, resterà anche il grande impegno per la federazione. Nel febbraio del ’61, infatti, il presidente del Milano diventa determinante per supportare l’ascesa di Giuseppe Ghillini alla presidenza federale: è il trionfo dell’asse lombardo-emiliano verso cui si sta spostando il baricentro del baseball a scapito del lungo dominio laziale caratterizzato dalla guida della Fibs (allora ancora Fipab) da parte del principe Borghese. Ghitti diventa vicepresidente federale e si occupa in particolare della Nazionale a cui riesce a portare dei prestigiosi tecnici americani, come Reno De Benedetti, ingaggiato grazie ad un accordo diretto con i Cincinnati Reds. Non solo ma in quegli anni ideò anche la Nazionale giovanile che partecipò alla Babe Ruth league europea.

Insomma, un dirigente che ha guardato ben oltre Milano e ha dato un contributo fondamentale alla crescita del baseball negli anni Sessanta, preparando il terreno a quella che sarà la svolta di Bruno Beneck. Personaggio esuberante, anche nella corporatura, Ghitti è stato un presidente molto amato dai suoi giocatori: dotato di uno spirito pragmatico tutto milanese, usava tanto anche il dialetto per farsi sentire vicino a tutti nonostante la sua professione di medico, che lo legò tantissimo alla gente di Città Studi, dove aveva uno studio in via Bassini e dove venne salutato al funerale da una folla debordante.

Nel 2014 il Milano lo ha ricordato attribuendogli il premio Donnabella alla memoria. Due amici partiti dall’università e legati per sempre anche in questo modo.

24/11/2025
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