Milano 1946

Capitan Bancora e Darwin Gonzalez
salvano la doppietta del Milano

Contro il Sala Baganza una domenica da emozioni forti. Dopo il tranquillo successo in gara uno (con Anthony Gonzalez partente), il Milano va sotto pesantemente due volte in gara due, ma prima Bancora (ieri a 5 su 7) agguanta il pareggio con due out al 9° inning, poi Darwin (a 5 su 9) mette a segno la valida del ribaltone definito al tiue break di gara due, dopo che gli emiliani avevano segnato altri 3 punti nel loro attacco. Un Milano che non molla mai e riesce a rimediare anche le partite che sembrano stregate, ma anche un inevitabile momento di flessione in una stagione finora brillante


Nicola Bancora e Darwin Gonzalez trascinatori del Milano contro il Sala Baganza

Mai morti. L’unica vera lezione che possiamo portare a casa da questa domenica – diciamolo onestamente – un po’ bislacca, è che questo Milano non si arrende mai, nemmeno quando le situazioni sembrano irrimediabili. Lo ha dimostrato recuperando due volte gara due, risalendo da uno svantaggio di 5 punti nel corso degli inning regolamentari (da 4-9 a metà 7’ al 9-9 raggiunto al 9° inning) e poi ancora da uno svantaggio di 3 punti nel tie-break, che sembrava la mazzata definitiva alla giornata rossoblù. Ma nel baseball, si sa, non è mai finita eccetera eccetera: insomma ieri la squadra di Bianchi avrebbe fatto felice Yogi Berra, ed Ennio Paganelli lo ricordava scherzando con un ragazzino delle giovanili in tribuna alla metà del 10° inning, forse più per scaramanzia che per autentica convinzione.

E invece… e invece questo Milano, sotto 12-9 per una incredibile base ball regalata a basi cariche (l’unica concessa dai pitcher rossoblù in due partite, proprio al tie break…) e un doloroso errore in seconda base, trovava ancora l’orgoglio per risalire la china e andare a segno sfruttando due lanci pazzi, un singolo di Marco Pasotto, ma soprattutto, con due out, la valida passante di Darwin Gonzalez che si infila proprio tra seconda e interbase e spinge a punto lo stesso Pasotto e Calasso per l’ultimo incredibile ribaltone di giornata. E la festa scatenata dal dugout che insegue forsennatamente Darwin per tutto il diamante (documentata dal video sulla nostra pagina facebook) la dice lunga sulla fine di una imprevista sofferenza, ma anche sulla compattezza di un gruppo che Roberto Bianchi sta cementando sempre più giornata dopo giornata.

Il grande cuore di Darwin Gonzalez, sempre puntuale nei momenti chiave, ieri a 5 su 9 nel box con un doppio e un triplo, risolve dunque una sfida che sembrava stregata e che era stata già ripresa per i capelli al 9’ da un altro giocatore che ha tenuto fede alla sua carica di capitano, Nicola Bancora, capace di spingere a casa proprio Darwin per il punto del pareggio con due out all’ultima ripresa e di chiudere il ruolino personale di giornata ancora meglio dell’italo-venezuelano, a 5 su 7, anche lui con un doppio e un triplo.

Partiamo dunque dalla fine per raccontare una giornata che poteva offrire un tranquillo pomeriggio di routine e invece si è trasformata in una di quelle battaglie impreviste che ogni tanto il baseball sa servire, offrendo ai fedelissimi del Kennedy (anche ieri poca gente per il caldo tropicale, ma è un vero peccato, perché questa squadra meriterebbe molto più seguito e sostegno) oltre quattro ore di partita, prima noiosa e poi appassionante. Un epilogo favorito dalla tenacia del Sala Baganza che, venuto probabilmente a Milano con l’idea della vittima sacrificale, pensando più che altro alla sfida decisiva in chiave salvezza di domenica prossima con l’Oltretorrente, ha cercato fino in fondo di sfruttare al massimo l’occasione incredibile che i rossoblù gli avevano messo sul vassoio con due inning da incubo (sesto e settimo) in cui i due pitcher di punta del Milano, Perez e Doba, subivano quasi più punti di quelli messi insieme in tutto il campionato, andando a sconvolgere tutti i piani di Bianchi che pensava di poterli alternare senza sforzo in gara due, tanto che aveva affidato a Anthony Gonzalez la sfida del mattino con l’intenzione di far rifiatare il grossetano, che invece si è trovato a lanciare quasi più del solito per chiudere gara due.

Detto della “garra” (che va tanto di moda in questi giorni ai Mondiali di calcio) e del cuore di questo Milano, va onestamente aggiunto che, se si è arrivati a questo finale da batticuore, lo si deve a una giornata certamente non esaltante di una squadra che ha commesso troppi errori sul monte, nel box, sulle basi, in difesa e più in generale nell’approccio a una partita che doveva dare altro esito. O che per lo meno avrebbe dovuto seguire il copione del mattino quando proprio Tony Gonzalez aveva preso per mano i suoi e con i suoi lanci stregati aveva tenuto a bada per 7 inning l’attacco emiliano, incassando solo 3 punti al 6’, nemmeno guadagnati sul lanciatore per l’ennesimo errore (5 in due partite, fatti salvi quelli nascosti dal “buonismo” dei classificatori) di una difesa che – va detto – ha comunque dovuto giocare senza Espejo.

E se la seconda partita è stata risolta dalle due battute chiave di Bancora e Darwin Gonzalez, gara uno ha visto il punteggio aumentare progressivamente dal 3° inning in avanti, a partire dal triplo di Bancora che ha dato la scossa alla partita, proseguendo con i due doppi back to back di Daniel Perez e Darwin Gonzalez al 4’ e con il fuoricampo da 2 punti di Simone Calasso che di fatto al 5’ blindava già la partita sul 6-0.

Insomma, una giornata finita bene, ma che non si è fatta mancare proprio niente, compreso un fuoricampo “fantasma” di Samuele Pasotto (una legnata che picchia in cima alla rete e si infila beffardamente dietro il materrassino di protezione, nascondendosi agli occhi degli arbitri che prima assegnano l’homer, poi, richiamati dagli esterni parmensi, constatano la situazione e lo annullano), un infortunio dello stesso Samu (un taglio sotto l’occhio sinistro frutto dello scontro con un incauto caschetto emiliano, suturato in emergenza da Roberto Broggi, fotografo o medico secondo le necessità) e il debutto in prima base all’ultimo inning di gara uno del giovanissimo (15 anni) Michael Mantegazza, ultimo prodotto del vivaio rossoblù. Sperando che da questa domenica abbia imparato solo gli aspetti positivi. Su quelli negativi dovrà ragionarci Bianchi.

20/07/2026
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