Anche il Milano piange Silvio Berlusconi
l'uomo che creò la grande Mediolanum
Grazie all'intuizione dell'ex presidente del Milan, il Milano ha vissuto quattro anni ad altissimio livello, non solo per gli investimenti, ma soprattutto per il modo in cui il baseball viene gestito alla pari degli altri sport. Le feste a Milano Due, gli allenamenti a Milanello, il ritiro precampionato e l'arrivio di tanti campioni, da Morrison a Bianchi. Tutte cose che nessun giocatore o dirigente di quei tempi dimenticherà

Silvio Berlusconi riceve da Paolo Cherubini la prima coppa Italia
Se n’è andato Silvio Berlusconi e anche noi non possiamo fare a meno di dedicargli un pensiero. Perché, senza entrare in tutte le sue vicissitudini umane e politiche, anche il Milano ’46 deve molto a questo gigante dell’economia, della politica e per noi soprattutto dello sport. Se n’è andato a 86 anni dopo che negli ultimi 50 è stato protagonista della vita del Paese. Noi ovviamente lo leghiamo agli anni della Polisportiva Mediolanum e gli dobbiamo tantissimo. Soprattutto perché, indipendentemente dalle valutazioni su come sia intervenuto nel nostro sport, ha riportato il Milano in quegli anni tra le grandi del baseball italiano ed europeo, lasciandogli comunque in eredità i mezzi per andare avanti, anche dopo lo scioglimento della polisportiva.
Berlusconi entra nel Milan nel 1986 e il suo ingresso nel mondo del calcio è dirompente. Tre anni dopo pensa di allargare gli orizzonti sportivi rossoneri e lancia l’idea della polisportiva per unire e rivitalizzare squadre di sport che a Milano stavano languendo. Il rugby torna a vincere lo scudetto dopo quasi cinquant’anni, l’hockey fa rivivere i tempi dei vecchi Diavoli, la pallavolo vince in Europa e nel mondo, il baseball torna a vincere trofei italiani ed europei dopo vent’anni, facendo rivivere gli splendori dell’Europhon.
Con l’ingresso nella sfera Mediolanum il Milano, che arrivava da quattro anni di sponsorizzazione Bkv sufficienti ad affrontare la serie A ma senza grandi ambizioni, cambia improvvisamente vita nell’inverno ’89-90. Il messaggio che arriva da Milano Due, sede della polisportiva guidata da Fabio Capello, è quello di portare in rossonero (perché in quegli anni, ovviamente, si cambieranno anche i colori sociali) il meglio del baseball mondiale, il Gullit della situazione, per intenderci. Messaggio decisamente impraticabile, perché alla Mediolanum forse non si rendono conto della distanza siderale che corre tra il nostro baseball e quello americano, ma l’effetto è comunque quello di mettere sul tavolo i soldi per pescare un prestigioso ex major leaguer come Jim Morrison e soprattutto il miglior giocatore italiano ed europeo del momento, Roberto Bianchi.
In un paio di mesi viene trasformata una squadra praticamente retrocessa in A2 in una protagonista del campionato: con Bianchi e Morrison arrivano altri campioni, da Manzini a Radaelli, da Cherubini a Peonia, a Donninelli, che ai tempi era uno dei migliori pitcher azzurri e sarebbe stato un cardine della squadra se non fosse stato improvvisamente bloccato da guai alla spalla che lo costringeranno addirittura a lasciare il baseball. La squadra ovviamente può crescere sole strada facendo, chiude la stagione alla grande, ma purtroppo la formula prevede che in finale scudetto vadano solo le prime dei due gironi e il Milano resta fuori di un soffio, consolandosi con la coppa Italia che comunque gli riapre le porte dell’Europa.
Berlusconi festeggia quella prima vittoria gratificando la squadra con un premio-coppa, come si usa nel calcio e invita tutti a cena a Milano Due. I giocatori, abituati al basso profilo del nostro baseball, non credono ai loro occhi. Al di là degli ingaggi, quel periodo straordinario coinciderà con situazioni mai viste: dal ritiro precampionato a Castiglione della Pescaia, con tanto di psicologi al seguito, alle feste di Natale con tutte le squadre rossonere, dai pranzi pre-partita nella club house di Milano Due, agli allenamenti a Milanello alla vigilia delle trasferte europee. Prima del debutto in coppa delle Coppe nel ’91 a Skelleftea, in Svezia, Berlusconi manda un messaggio alla squadra. Al ritorno dopo la vittoria tutti a cena a Milano Due. E alla fine il Milano gli regalerà due coppe Italia, due coppe delle Coppe e una Suoercoppa europea.
Certo, poi arriva il giorno del traumatico distacco, il momento in cui Berlusconi entra in politica e decide di dismettere la polisportiva. Che significa fine di un sogno, per il baseball come per tutti gli altri sport. Una scelta che prende tutti in contropiede, che scatenerà un mare di critiche, dettata anche dal fatto che il rapporto costi-benefici sia altamente sproporzionato, oppure dal fatto che il pubblico è quello che è e a Berlusconi sembra inutile investire su sport che, quando va bene, riempiono un palazzetto. Molti sostengono che l’operazione polisportiva sia stato solo un test per aumentare la popolarità in chiave politica. Sta di fatto che dopo la sua uscita dallo sport minore milanese, nessun altro imprenditore si è fatto avanti per sostenere queste società, tutte destinate a tornare nell’anonimato.
Per tutto questo, e indipendentemente dai giudizi politici positivi o negativi sulla sua attività successiva, il Milano gli sarà per sempre grato. Sono stati solo quattro anni magici, ma chi li ha vissuti non li dimenticherà mai. Grazie Silvio
Sulla nostra pagina facebook la fotogallery di Silvio Berlusconi nel periodo della Mediolanum: https://www.facebook.com/photo/?fbid=742379231223709&set=pcb.742380437890255







