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15

Gen
2020

Addio a Capuozzo, il jolly più prezioso del Milano

E' morto improvvisamente a Novara per un infarto Lino Capuozzo, 55 anni, uno dei protagonisti della grande stagione della Mediolanum. Ha giocato in rossoblù per 5 anni vincendo due coppe Italia, due coppe delle Coppe e una Supercoppa. Ma è stato un incredibile giramondo del baseball: dalla sua Novara a Rimini, da San Marino a Firenze, da Torino a Lodi e altro ancora. Utility e ottimo battitore è sempre rimasto legato al Milano che oggi lo piange veramente sotto choc

Pensavamo di aver svoltato. Ma ci siamo solo illusi che l’anno vecchio si portasse via tutte le malinconie di un 2019 che ci ha rubato troppi amici. E invece stamattina arriva già la telefonata  che ti gela il sangue: se n’è andato anche Lino Capuozzo. Infarto. Incredibile. Nemmeno tre mesi dopo Paolo Cherubini, la stessa sorte per un altro di quei grandi protagonisti delle stagioni targate Mediolanum. Ma questa volta se ne va un “ragazzo” di appena 55 anni, lasciandoci ancora più storditi. Anche perché Lino, in fondo, non ha mai smesso con il baseball: dopo una lunghissima carriera da giramondo dei diamanti, aveva fatto il tecnico per qualche stagione e poi lo trovavi spesso al campo della sua Novara a vedere partite, a spiegare a tutti come bisognava fare… E poi, quando l’attività del suo negozio glielo concedeva, non mancava mai nemmeno ai nostri appuntamenti: una cena, una festa. L’anno scorso l’abbiamo premiato al Kennedy, quando ha fatto passerella tra i vincitori delle coppe rossoblù, in occasione della festa per i 50 anni della prima coppa Campioni. Lino le sue coppe le aveva vinte nel biennio magico ’91-92, una fantastica doppietta in coppa delle Coppe, a Skelleftea contro il Rotterdam e a Bussum contro gli olandesi padroni di casa, poi una Supercoppa contro il Nettuno, due coppe Italia, insomma tutto quello che raccolse la Mediolanum in quelle stagioni ormai lontane.
Lino rispondeva spesso presente, quando lo chiamavamo, perché era un generoso e perché Milano gli era rimasta nel cuore. “E’ stato il posto dove ho giocato più anni - ci aveva detto nell’intervista che gli avevamo fatto per i suoi 50 anni -, quello per cui sento maggiormente il senso di appartenenza. Ho avuto anche un bel rapporto con i compagni, peccato non  riuscire a mantenerli a lungo nel tempo…” . Peccato, ma i compagni lo ricorderanno per sempre, perché Lino è impossibile da dimenticare.  Stravagante, brontolone, naif, polemico, ma soprattutto generoso, quella generosità che l’aveva portato ad accettare di non avere ruolo, di adattarsi a qualsiasi esigenza pur di giocare. “Sono un po’ il Daniele Massaro del baseball”, diceva paragonandosi al jolly del Milan, e lui è stato sempre un jolly preziosissimo in mano a tanti allenatori. Interno, esterno, prima base, forse non aveva un ruolo perfetto per lui, ma alla fine giocava sempre anche per questo. E quanti allenatori hanno avuto in mano questo jolly… Basta ripercorrere la sua carriera incredibile: più facile trovare una squadra dove non abbia giocato, che una in cui abbia lasciato il segno. Perché dovunque sia stato ha lasciato quanto meno un ricordo di straordinaria simpatia. Partito dalla sua Novara, con cui ha debuttato in serie A1 giovanissimo, è andato a Rimini, a San Marino, a Firenze, appunto a Milano, poi a Torino, a Lodi, a Codogno, a Piacenza, allo Junior Parma, al Senago, al Vercelli, fino alle ultime stagioni da allenatore-giocatore ancora al Novara e al Portamortara… Probabilmente nessuno nel baseball italiano ha vestito così tante maglie. “Perché io avevo sempre bisogno di cambiare – ci diceva – di sentire stimoli nuovi. Anche quando mi trovavo bene in un posto, chissà perché, sentivo il richiamo di nuove avventure”.
A maggior ragione, dunque, ci piace ricordare che a Milano Capuozzo si è fermato per ben quattro stagioni consecutive, dal ’90 al ’93,  per poi tornarci ancora in A2 nel ’96. Cinque anni con 212 presenze (27° rossoblù di ogni tempo), 300 tondo di media battuta con quel suo stile inconfondibile, come se battesse in corsa, tre fuoricampo che lui ricordava perfettamente, come ricordava tutto della sua carriera. Perché Lino era uno di quelli che aveva memorizzato tutto, partite, inning, strike, out, si ricordava il primo turno in serie A contro Bazzarini, la prima valida contro Bertoni, i fuoricampo pesanti come quelli che gli piaceva ricordare da ex contro il Novara, o quello contro Heinkel a Rimini o con la maglia della Fiorentina nel derby toscano col Grosseto. Anche a Milano Capuozzo ha giocato un po’ in tutti i ruoli, ma se dovessimo legarlo a una partita diremmo la finale di coppa Coppe in Olanda, in cui aveva rimpiazzato in terza l’infortunato Peonia e aveva contribuito a quella difesa impenetrabile in diamante con Borroni, Brusati e Luca Costa in una squadra forzatamente tutta italiana dopo la squalifica di Walewander.
Certamente pochi hanno vissuto di baseball come Lino, perché per qualche anno ha potuto fare anche il semiprofessionista, ma perché comunque questo sport l’ha avuto nel sangue fino a questa mattina, con le foto della sua carriera appese nel negozio, con la curiosità di sapere, di vedere, di giudicare anche le vicende di oggi. Ha sempre rimpianto il giorno in cui ha detto stop, in cui ha smesso anche di allenare. Adesso purtroppo dobbiamo rimpiangere noi questo brusco, improvviso, inimmaginabile stop. 

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