Milano 1946

Cent'anni fa nasceva Franco Imbastaro
grande giornalista e pioniere del baseball

Ricorre oggi il centenario della nascita di Franco Imbastaro, per anni caporedattore della Gazzetta dello Sport, pioniere del baseball italiano, sostenitore di Max Ott nel lancio del nostro sport in Italia. Dopo aver seguito i più grandi appuntamenti del batti e corri e le grandi vittorie del Milano è diventato consigliere della nostra società e presidente del Comitato regionale lombardo. E' scomparso a soli 53 anni nel '74. A lui è stato dedicato per anni un tradizionale torneo giovanile ed è stato inserito subito nella Hall of Fame del baseball italiano


Ricorrenza storica oggi per il nostro baseball: cento anni fa esatti, il 2 maggio del 1921, nasceva infatti Franco Imbastaro, per anni caporedattore della Gazzetta dello Sport ma anche pioniere del nostro sport. Imbastaro, che da giovane era stato rugbista con le maglie del Rho e del Cus Milano, aveva scoperto il baseball durante la guerra, a Napoli, quando venne fatto prigioniero dagli americani. E se ne innamorò subito da grande uomo di sport, tanto da diventare uno dei principali sostenitori di Max Ott quando il padre del baseball italiano lanciò il nostro sport in Italia e organizzò il primo campionato. Anche se proprio quella circostanza, nell’ottobre del ’48, fece infuriare Imbastaro, in quanto Max, per scaramanzia, non volle comunicare a nessuno quando sarebbero state giocate le prime partite e nascondere la notizia a un giornalista non poteva essere una mossa gradita. Nonostante questo fraintendimento, però, Franco e Max rimasero legati per tutta la vita, tanto che lo stesso Imbastaro più avanti avrebbe portato Max Ott a scrivere i commenti tecnici al campionato sulla stessa Gazzetta.

Entrato nella “rosea” subito dopo la guerra, nel 1947, Imbastaro si sarebbe  dedicato pienamente ai suoi due sport preferiti, il rugby e appunto il baseball, diventando poi caporedattore del più importante quotidiano sportivo italiano fino al 1971. E sotto la gestione di Imbastaro il baseball accrebbe la sua presenza sulle colonne della Gazzetta, tanto da diventare in qualche periodo il terzo o quarto sport di squadra come importanza, trattato quasi come il basket e certamente sul livello del rugby, per non dire di pallavolo e pallanuoto.

Ovviamente non poteva mancare la firma di Imbastaro in occasione degli eventi più importanti, come gli impegni della Nazionale e l’inaugurazione del Kennedy con gli Europei del ‘64, ma i suoi articoli hanno accompagnato anche le tappe più importanti della storia del Milano: inviato a Bologna allo spareggio scudetto con la Roma del 1960, che trovò spazio in prima pagina nonostante fossimo in piena Olimpiade romana, così come raccontò il primo derby italiano in coppa dei Campioni tra il Milano e il Nettuno nel ’66 o ancora il trionfo dell’Europhon sempre in coppa Campioni nella finale di Bologna. Con lui il baseball approdava spesso in vetrina, almeno nelle grandi occasioni, e così è stato finchè ha ricoperto questo ruolo di primo piano in Gazzetta, lasciando anche spazio negli ultimi anni al suo allievo Oscar Eleni che ci ha tratteggiato piacevolmente il maestro nel nostro film sulla storia del Milano, riconoscendo che Imbastaro lo aveva spinto “a credere negli sport minori con la passione che meritavano, perché se magari non ti davano fama giornalistica, davano sicuramente felicità giornalistica”.

In Gazzetta, come ricorda Eleni, il responsabile delle “varie” Felice Palasciano lo chiamava “Woodhouse” alludendo al suo aplomb british. E in effetti così lo ricordò anche il direttore del quotidiano Giorgio Mottana nel corsivo che scrisse in occasione della prematura scomparsa di Imbastaro, per i postumi di una delicata operazione chirurgica, avvenuta a Forlì a soli 53 anni nel 1974. “Alto e biondo – scriveva Mottana -, portamento inglese, naturalmente elegante, un po’ guascone e un po’ accigliato, burlone soprattutto con i più modesti cui andavano le sue evidenti simpatie, tiranno mai con nessuno a dispetto della soggezione che poteva incutere”. Perché Imbastaro era “un capo burbero e sbrigativo, per i giovani che con maniere talvolta brusche e disarmanti intendeva crescere a statura d’uomini, perché fossero dello sport testimoni e garanti. Lo ricordiamo alla stessa scrivania per tanti anni, mentre alternava la costruzione del giornale alle annotazioni, più spesso a mano, sulle partite di rugby e di baseball, il diario di bordo umile e laborioso di sport che difendeva dall’invadenza di sport più fortunati”.

Ma Imbastaro non fu solo un grande giornalista, perché negli ultimi anni si trasformò anche in un dirigente del baseball, entrando nel consiglio del Milano negli anni Settanta, affiancando altri pionieri come Ghitti e Donnabella, e ricoprendo addirittura la carica di presidente del comitato regionale lombardo. Proprio per questa sua passione disinteressata e per la prematura scomparsa che lasciò nel Milano, nel baseball e nel giornalismo sportivo un grande vuoto, a Franco Imbastaro venne dedicato un  torneo, ideato dall’allora responsabile del settore giovanile rossoblù Mario Garavaglia, che fino ai primi anni Duemila rappresentò una vetrina per i migliori giovani talenti del baseball lombardo, un tradizionale appuntamento di fine stagione a cui tutte le squadre della regione non volevano mancare.

Un giusto riconoscimento a un uomo che aveva sempre avuto una speciale sensibilità per i bambini, tanto da adottarne persino uno, Francisco, che aveva scoperto in Nicaragua dove era andato proprio per seguire i Mondiali di baseball. E Francisco, con la sorella Elisabetta, è stato tante volte nostro ospite al Kennedy proprio per premiare i vincitori del torneo intitolato al padre.

Anche la federazione, inoltre, ha deciso di ricordare Imbastaro inducendolo nella prima edizione della Hall of Fame nel 2005. Un omaggio dovuto a un uomo che ha visto nascere e crescere il nostro baseball. Raccontandolo e spingendolo anche oltre la sua effettiva dimensione.

02/05/2021